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Ugo Malvano, un pittore fra Torino e Parigi – Estratto dal Catalogo

“Ugo Malvano, un pittore fra Torino e Parigi”- Cherasco 2002  (*)

I primi soggiorni francesi e le amicizie con Serafino Macchiati e i Barbusse 
Nel 1907 Malvano esordì alla Promotrice di Belle Arti di Torino, esponendo tre studi. Da quella data fu presente quasi annualmente alla mostra torinese, proponendo di solito poche opere che probabilmente non furono mai particolarmente notate.
“Artista schivo quant’altri mai, parco sino alla ritrosia nel mostrare al pubblico le proprie cose” (A.Galvano, Mostre torinesi, ne: Le arti plastiche, 16 gennaio 1933), non cercò mai di forzare i giudizi degli altri o di piegarsi ai gusti alla moda, preferendo effettuare le sue scelte con libertà intellettuale. Se da un lato quest’aspetto del suo carattere gli permise un certo anticonvenzionalismo rispetto ai tempi, dall’altro non gli fornì la spinta o l’ambizione sufficienti per superare uno stadio di ricerca istintiva, che andasse più a fondo per imporsi sui suoi contemporanei. Fu però grazie al carattere indipendente della sua personalità che egli guardò molto presto a Parigi, attirato dalla viva cultura che vi si produceva in quegli anni.
Malvano non andò nella capitale francese in cerca di successo e non s’inserì mai in un ambiente d’artisti famosi: Anche là rimase nell’ombra, pur coltivando persone di un’indubbia levatura intellettuale. E’ possibile che abbia avuto contatti con artisti operanti a Parigi ma d’origine italiana, magari presentatigli da torinesi che li avevano precedentemente conosciuti.
Un’ipotesi verosimile è che il tramite per questi rapporti sia stato Balla, artista di formazione torinese, vicino agli ambienti divisionisti prima di passare ad elaborazioni futuriste. Si sa che Balla nel suo soggiorno parigino del 1900-1901 fu ospitato da Serafino Macchiati (Camerino 1861- Parigi 1916), artista d’origine italiana, in Francia dal 1898, legato marginalmente al circolo divisionista milanese e in particolare all’artista e mercante d’arte Vittore Grubicy (Milano 1851-1920).
Si sa per certo che Malvano fu legato da amicizia con Serafino Macchiati, come testimoniano alcune cartoline postali speditegli da Parigi mentre si trovava in guerra (1915-16). Il nostro Artista fu amico anche della famiglia di Macchiati e in particolare della moglie Marie, che visse fino al secondo dopoguerra. Questi dati emergono dalla corrispondenza che Malvano intrattenne con Madame Barbusse, moglie del famoso scrittore Henri. Si trattava di un giro d’amicizie da cui Malvano trasse appoggio spirituale e materiale, essenziali per capire il suo lavoro in Francia.
Fin dai primi viaggi parigini Malvano era in contatto con Macchiati e potrebbe averlo già conosciuto in Italia o forse tramite un giro di persone impegnate politicamente nell’ambito patriottico – umanitario e facente capo ad Henri Barbusse (Asnières 1873- Mosca 1935). D’altra parte anche alcune recensioni scritte in occasione della sua mostra postuma alla Bussola nel 1953, sottolinearono come la conoscenza di Macchiati fosse stata importante per Malvano, per scoprire l’Impressionismo ed introdursi nella vita artistica e letteraria della capitale francese. (Cfr. presentazione di Nella Marchesini, 1953). Fecero parte della stessa cerchia di conoscenze Georges Zezzos ed Ulisse Caputo, artisti d’origine italiana ma trapiantati a Parigi.
Lo studio di Macchiati fu frequentato anche da Madame Barbusse (come testimoniano alcune lettere) fino al 1916, anno della morte del Maestro. A testimonianza del periodo d’apprendimento esiste una cartellina di studi a matita di Ugo Malvano, interessanti specialmente perché datati con precisione. Il gruppo di disegni (collez. Malvano, Torino) è conservato sotto l’intestazione “Accademia di Parigi”, ma la scritta sembra non autografa, aggiunta posteriormente. Sono tutti studi di figura dal vero e sono datati marzo e maggio 1910.
Questi anni sono per lui decisivi: la scoperta degli Impressionisti e il contatto con Parigi gli donano l’entusiasmo di produrre molte opere. Il paesaggio cittadino gli fornisce l’ispirazione per numerosi quadri ,costruiti con rigore facendo uso di pennellate parallele e divise, di colori modulati in modo da rendere l’impressione del motivo. I tagli prospettici sono calmi ed equilibrati, ben centrati nello spazio della tavola. (Cfr. “La Senna a Parigi”, 1913). Le prime opere d’ispirazione impressionista riprendono in parte Monet e Sisley. Malvano guardò allora specialmente alla Senna, al gioco di riflessi nell’acqua, alla luce atmosferica che interessò gli Impressionisti, ripercorrendone la maturazione artistica attraverso lo studio degli stessi paesaggi.
Il motivo si riduce talvolta solo ai dati essenziali, come ad esempio in “La Senna a Parigi” (op.cit.), dove le pennellate parallele si distanziano fra loro lasciando emergere in parte la tavola. E’ specialmente nel “plein-air” che egli concretizza la lezione degli Impressionisti, rivivendo la fatica del dipingere con ogni clima, pur di sostare di fronte al motivo ispiratore. Egli continuò ad usare questo metodo di lavoro fino agli ultimi anni, tanto che i suoi parenti e in particolare la moglie riferirono (presentazione Mostra postuma, cit.): “Quando se ne andava di buon mattino con la sua grossa cassetta e la giacca blu da lattoniere per i boschi e in mezzo agli alberi, si trovava bene…”. Dopo un primo periodo d’entusiasmo Malvano dovette attraversare una crisi (probabilmente poco prima della Grande Guerra), forse dovuta al fatto che non riuscì ad inserirsi come voleva nell’ambiente artistico parigino. Egli ebbe senza dubbio una cerchia di amici ma non vi si stabilì mai con continuità, alternando periodi a Torino e in montagna, lontano dalla vita mondana. Il bisogno di contatto con la natura lo spinse a mantenere contatti con la città nativa e coi luoghi che l’avevano avvicinato all’arte. Malvano dovette esporre i suoi quadri a Parigi in qualche occasione (si citano partecipazioni a collettive per il 1909, 1911 e 1913 in lettere di Madame Barbusse al Pittore). Negli anni antecedenti alla prima guerra mondiale partecipò sicuramente alle Promotrici di Torino.
Uno dei documenti più importanti per ricostruire l’attività di Malvano è l’epistolario di Madame Barbusse che fu molto legata a lui e spesso lo invitò ed ospitò. Ancora negli anni antecedenti la prima guerra mondiale Malvano dovette recarsi nella villa che i Barbusse possedevano ad Aumont, presso Parigi. L’amicizia coi Barbusse fu senz’altro motivata, oltre che da una comunanza d’attività artistica con Madame Helionne, da una vicinanza ideologica con il marito. Henri Barbusse fra il 1910 e il 1914 cominciò ad affermarsi come scrittore maturando quella coscienza politica che lo portò alla partecipazione come volontario alla Grande Guerra, quindi al rifiuto di questa e al Comunismo.
Negli anni della prima guerra mondiale anche Malvano fu impegnato in prima fila come combattente e fu perciò lontano dall’ambiente parigino, pur continuando ad intrattenere un fitto scambio epistolare che è alla base della continuità di amicizie che saranno riprese intensamente negli anni ’20. 

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